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Massimo Centini

Massimo Centini 

Il supporto diventa protagonista


Antonio Saporito, è un artista in cui convivono saldamente due anime, quella del pittore e quella dello scultore. Infatti nella sua ricerca spaziale la ricerca di equilibrio cromatico e il bisogno di cristallizzare l’idea nella materia si congiungono con forza, trovando una loro potente vivacità nelle composizioni in acciaio

Padrone di una tecnica non facile, Saporito lavora il metallo con notevole perizia senza far perdere al materiale la sua autonomia, ma armonizzandone le sfumature estetiche in un tracciato che si snoda attraverso caselle, feritoie, fori, abilmente orchestrati nel piano solo apparentemente freddo dell’acciaio. 

Caselle, feritoie e fori, che diventano aperture verso un mondo altro, situato chissà dove, forse presente solo nella fantasia dell’artista, o più realisticamente adagiato nelle fascinazioni del nostro inconscio, che ci spinge spesso verso universi dominati dal sogno. 

Perseguendo un processo creativo che intende sempre avere nell’equilibrio, il proprio punto di riferimento, Saporito pone dietro a quelle aperture delle presenze cromatiche, o comunque lascia che l’ombra o il biancore del supporto sottostante, suggeriscono una tridimensionalità che propone all’osservatore di guardare sempre con attenzione il supporto. 

È infatti l’acciaio il protagonista del lavoro di questo abile artista; il metallo si trasforma cosi in una sorta di anello di congiunzione tra spazi che Saporito vorrebbe collegare, trovando elementi in grado di suggerire una sorta di continuità storica tra passato e presente, tra questo e altro mondi. 


La grande piramide
Significativamente, in alcune delle sue realizzazioni, in cui la soluzione formale si conforma con l’ausilio di equilibrati collage e aggregando materiali metallici diversamente colorati, trovano posto soggetti come La Piramide e altre strutture che rimandano alle civiltà scomparse. Non si tratta però di sterile citazionismo, che ormai fa parte della retorica archeologica, ma di una puntualizzazione su un tema importante che ha accomunato quelle culture: la geometria.

The background becomes the protagonist

 

Within the artist Antonio Saporito, there live two souls: one soul represents the painter, the other represents the sculptor. In fact, his search for space and his search for chromatic balance and the need to crystalize the idea in the materials, join forces finding a potent liveliness in the steel arrangements. 
Master of an uneasy task, Saporito works the metal with notable ability maintaing the material's autonomy and matching the aesthetic nuances in an outline that unravels boxes, loopholes, and perforations, all cleverly orchestrated in a plan which only seems to be apparently cold given the presence of steel. 
Boxes, loopholes and perforations, which become entrances toward another world situated who knows where, perhaps present only in the artist's fantasy or even more realistically laid out within the fascination of our unconscious mind which pushes us toward universes which are dominated by dreams. 
Persuing a creative process maintaining the intention of keeping his own reference point in balance, Saporito always places chromatic presences behind those openings or lets the shadow or the paleness of the supporting structure suggest a tridimentional aspect which proposes to to the observer of the work to always pay attention to the background support. 
Steel is infact the protagonist within the works of this capable artist: the metal transforms itself in sort of a link which joins together the spaces that Saporito would like to connect; finding elements able to suggest a sort of historical continuity between past and present, between this world and another. 
Significantly, in some of his creations the solution is shaped with conformity and is helped with balanced collages along with the multicolored metallic materials which are joined. 
Therefore subjects such as The Pyramids and other structures reminding one of civilization that have since disappeared are able to find a place. The issue at hand is not sterile citations that have become part of rhetorical archeology but rather a clarification of an important theme which has brought together those cultures: Geometry.

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