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Paolo Levi


Una solida esperienza sui rapporti tra arte e finanza

Paolo Levi è critico d’arte, giornalista, saggista, autore di volumi tematici e monografici. Unisce alla conoscenza approfondita della storia dell’arte antica, moderna e contemporanea una solida esperienza sui rapporti tra arte e finanza. Ha scritto per le riviste Capital, Bell’Italia, Architectural Digest, Europeo, Mondo e con quotidiani come Il Sole 24 Ore e La Repubblica.

Dal 1969 dirige, prima per la Giulio Bolaffi Editore e in seguito, per la Giorgio Mondadori Il Catalogo Nazionale d’Arte Moderna. 

Dal 2010 è direttore della rivista Effetto Arte.

ECCELLENZE SGUARDI SULLA SCULTURA CONTEMPORANEA PREMIAZIONE SCULTORI DI NUOVA CONCORRENZA

Paolo Levi ha dedicato numerosi testi critici all'opera di Antonio Saporito. In particolare citiamo dall'Editoriale GIORGIO Mondadori “Le allusioni del colore” di Paolo Levi.

Nel 2012 ha presentato alla stampa la mostra personale GEOMETRIE ASTRATTE, in GALLERIA ACCADEMIA.

Nell'ultimo anno, in  occasione di ECCELLENZE SGUARDI SULLA SCULTURA CONTEMPORANEA tenutasi nella Sala Degli Specchi del Teatro Politeama di Palermo, tra gli scultori di nuova concorrenza è stato assegnato il primo premio ad Antonio Saporito, con la splendida scultura "Il sole e la luna", del 2014, sfere in acciaio con base di marmo.

Nella pubblicazione dedicata, insieme alle foto di opere di scultori famosi come Fontana, Manzù, Pomodoro e Messina, per Antonio saporito, vincitore del primo premio, sono pubblicati i commenti e le critiche di importanti conoscitori del mondo dell'arte astratta contemporanea, tra cui il professor Paolo Levi.

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Di seguito i testi critici di Paolo Levi pubblicati sulle edizioni dei cataloghi dedicati alle opere di Antonio Saporito.

I testi critici sono pubblicati su:

ANTONIO SAPORITO, Geometrie astratte, LITOGRAF, Rosta (Torino), Maggio 2006

ANTONIO SAPORITO, Antologia, forme e colori, Maggio 2010

ANTONIO SAPORITO, Spaziale geometrico, Maggio 2010


Frammenti e astrazioni geometriche

Dal catalogo Spaziale geometrico, Paolo Levi, Maggio 2010

Antonio Saporito opera con estrema eleganza, privilegiando una tecnica abbastanza inusitata: le sue opere sono infatti costruite nella materia fredda dell’acciaio su cui l’apporto di smalti colorati e, in molti casi, la sovrapposizione di frammenti e lamelle di forma geometrica, mette in atto una narrazione visiva di rigorosa e austera bellezza.

Per altro, le sue composizioni si esprimono in un’astrazione solo apparentemente immediata, in quanto coniugata da una manualità di alta specializzazione, nella quale è necessario lavorare con strumenti e processi industriali, dalla verniciatura delle lastre di acciaio, alle perforazioni e alle saldature necessarie per realizzare i collages.

Nei risultati visivi di un lavoro così complesso, Saporito realizza soprattutto un ideale di chiarezza espositiva, in un linguaggio pittorico essenziale per l’economia degli elementi segnici che percorrono le superfici lisce e lucide dei suoi supporti.

Corrispondendo in parte alle linee guida del Costruttivismo, Saporito esplora lo spazio delle sue lastre, contrassegnandolo di geometrie precise, che a nulla alludono fuorché alla loro stessa evidenza.

Sembra tuttavia poeticamente spinto a ricomporre le disarmonie della realtà, riconducendole ai principi della matematica e della geometria euclidea. Il suo modo di lavorare su segni netti e su colori primari, e quindi su un progetto rigorosamente meditato, gli consente di accostarsi a una purezza estetica mediata dalla ragione.

FORMA GEOMETRICA

Forma geometrica, 2008, acciaio rosso, 62.5x45.5 cm, archivio N 46


Lo schema compositivo mira a esaltare soprattutto le potenzialità narrative delle sovrapposizioni di lamine metalliche e degli equilibri ottici delle variabili tonali, dove la voluta mancanza di fughe prospettiche appare come scelta antiromantica, quasi a enunciare un’idea del vivere legata al presente, senza voltarsi indietro e senza affidarsi a opinabili annunci per il futuro.

Ne sono esempio i due lavori che portano i titoli Spirale e Disegno geometrico: nel primo caso, in uno spazio monocromatico, sono tracciati una serie di cerchi concentrici e quattro triangoli, mentre nel secondo appare una freccia che attraversa un cerchio e un semicerchio. In queste due opere il costrutto visivo dato dal fondo e dalla composizione segnica è di natura quasi tridimensionale, dove le linee e le curve sono costituite dagli incavi di piccoli tondi e di segmenti colorati.

I fondi lucidi, uno grigio, l’altro di un bel rosso vinoso, riflettono la luce in un gioco tonale premeditato. Virata sul blu, l’azzurro e il rosso è invece la composizione Soluzione astratta, di struttura assai simile alle due opere precedenti, ma tutta concentrata sulle figure geometriche del rettangolo e del triangolo. In ogni caso è da sottolineare la rigorosa autoreferenzialità delle titolazioni date dall’artista, che non lascia spazio a interpretazioni soggettive, ma solo alla pura definizione di sé del costrutto.

Questo dato lo si ritrova puntualmente nella Composizione geometrica con il fondo grigio, e nella Composizione con il fondo verde. Si tratta qui di due collages, nel primo dei quali la sovrapposizione di ritagli triangolari policromi e di quattro anellini bianchi offre allo sguardo una figura polimorfa che sembra librarsi in volo o in fuga da chi guarda. Nella seconda opera il rame tagliato in frammenti triangolari si irradia in una fuga ritmata e limitata da quattro strisce di materiale bugnato, che appare in segmenti anche nella struttura centrale. Infine, un quadrilatero di acciaio nel suo colore naturale, definisce il punto focale di uno spazio rassicurante e serenamente ricomposto in un ordine coerentemente armonico.

Fragments and abstract geometric

Paolo Levi

Antonio Saporito works with extreme elegance favoring a rather unusual technique. In fact his works are construed with a cold material, steel, modified by colored enamel. In most cases, the overlapping of fragments and metallic sheets in geometrical shapes set a narrative visual of severe and austere beauty. Furthermore, his arrangements express themselves only apparently in an abstract manner due to their being joined together by a highly specialized hand, where it is necessary to work with instruments and industrial processes; beginning with paint on sheets of steel, the perforations and the welding necessary to create the collages.

In the visual results of this complex work, Saporito creates, above all, the ideal of exposure to clarity in a pictorial language, essential for the economy of the elements marked that pass through the smooth and shiny surfaces of its background. Referring in part to the guidelines of Constructionism, Saporito explores the space of his metal sheets, assigning precise geometrical shapes to them, not alluding to anything in particular other than their own evidence of being. Nevertheless, everything seems poetically pushed towards reconstructing the disharmonies of reality, re-routing them to the principles of mathematics and Euclidean geometrics.

This is his way of working on clean signs and primary colors. His strictly meditative, positive planning focuses on bringing out the narrative potential of the overlapping metallic sheets as well as optical balance in various tones, where the willed lack of prospective escapes appear to be chosen in an unromantic way, almost enunciating an idea of living tied to the present, without looking behind and without entrusting opinionated statements for the future.

Spirale (Spiral) and Disegno Geometico (Geometric Design) are two examples of this work. In the first case, a series of concentric circles and four triangles exist in a monochromatic space, while in the second case, there is an arrow which goes through a circle and semicircle. In these two works, the constructed visuals given from the bottom and from the marked arrangements, are almost of a tridimentional nature, where the lines and curves are created by small, round grooves and colored segmentes. The shiny backgrounds, one grey and the other a lovely wine red, reflect on light in a game of premeditated tones.

The arrangement Soluzione Astratta (Abstract Solution) is moved towards the blue tones, azure and red. This structure is very similar to the two preceding works but all are concentrated on the geometric rectangle and triangle forms. However, the rigourous self-reference of titles given by the author is highlighted, thus leaving no space for subjective interpretations, but rather the purest form of selfdefinition regarding what was created. This can be rightfully found in the arrangement (Composizione Geometrica) (Geometric Arrangement) with the grey background and Composizione ( Arrangement) with the green background. The discussion at hand concerns two collages. In the first collage, the overlapping of cut out polychromatic triangles and the four white rings offer a polymorphic form, which seems to hover as if in flight or escaping the observer. In the second collage, brass cut in triangular fragments radiates a rythmical escape and is restrained by four strips of ashlar material which also appears in segments in the central framework.

Finally, a steel quadrilateral in its natural color, defines the focal point of a reassuring space which is placed in a serene order and is coherently harmonic.

La ragione ordinata della forma astratta 

Dal catalogo Geometrie astratte, Paolo Levi, Maggio 2006


antonio Saporito, La squadretta

Navicella spaziale, 2007, Acrilico e collage su acciaio. Acrylic and collage on steel. 46,5x76,5 cm

Come ha insegnato il cubismo, il quadro è un oggetto; come tale è immerso in uno spazio indefinito. Questa considerazione è pertinente di fronte a una composizione del 2003 di Antonio Saporito, una geometrica e asettica lavorazione in acciaio, La squadretta n.1, che mi affascina per la sua serenità. In questa occasione compositiva, egli evita il facile utilizzo di un modulo fisso con variabili. In questo momento costruttivo ed emblematico, opta per il rigore di un’astrazione severa, di un puzzle unico, dalle interruzioni geometriche atonali, nei colori di base. Qui, come in altri suoi lavori, porge l’immagine di un pittore costruttivista, che crea fiabe asettiche e silenziose, come in Nave spaziale del 2004, (qui a sinistra) eseguito con smalti e collages su alluminio

Pare dunque che nelle sue opere, che preferirei definire costrutti morali, egli si sia dato il compito di eliminare l’angoscia e il tragico della vita. Lavorare di angoli retti, di semicurve, di segni e segnali ben inseriti nello spazio della composizione, significa appellarsi non al fondo ìnfero dell’inconscio, ma alla bellezza del costrutto della ragione.

La ricerca di Saporito si esercita sull’economia dei pochissimi elementi che strutturano l’armonia dei tagli cromatici e aprospettici. Evitando le insidie e gli equivoci dell’aumento dei piani, egli preferisce operare per sottrazione, offrendo allo sguardo soprattutto l’essenzialità del colore puro. Il suo percorso creativo è fitto di ricerche e di ricognizioni nell’ambito dell’astrazione geometrica, dove a volte inserisce elementi simbolici. Eppure, in questa varietà di esperienze formali (dove tutto deve essere in ordine e posizionato) non c’è mai contraddizione, poiché l’artista di volta in volta non fa che aggiungere o alleggerire, secondo i casi della sua necessità legata alla controllata veemenza creativa, e rinnovando ogni volta l’invenzione del costrutto. I suoi quadri non spingono all’irrazionalità del sentimento, ma alla meditazione sull’astrazione geometrica che trova espressione in un’inedito artifizio poetico. Nei suoi collages di assoluta eleganza si avverte l’assunzione di una responsabilità soggettiva verso la pittura come messaggio di un’utopia possibile e realizzabile, quella cioè della sperimentazione come risultato in sé, o come la realizzazione concreta di un progetto che ogni volta risponde a un richiamo di chiarezza espositiva, o forse ancora come una dichiarazione al mondo che nulla sussiste al di là della coerenza intrinseca alla geometria di questi microcosmi.

Con Speciale geometrico, un acciaio e collage del 2004, elegante composizione dove lo studio di una lieve luce ben si coniuga alla purezza tonale delle forme semi quadrate, si presenta agli occhi un’opera che dimostra come Saporito sia più legato alla tradizione di quanto si possa pensare. Per quanto indirettamente, egli dimostra infatti che la pittura, in quanto magnificenza emblematica dei segni e dei colori, non può oltrepassare il dominio del visibile, e quindi il suo modo di comporre formule visive geometriche rende in verità omaggio alla luce, raggiungendo lo scopo di fissare il valore della percezione come unica ed indiscutibile verità.

Spirale in rame, un olio ed alluminio del 2004, è una sperimentazione visiva che apre e chiude come un coro a più voci. Viene qui alla ribalta una superficie pittorica con collage che non allude a una fenomenologia decodificabile. Ma se si può parlare di fenomeno, in questa come in altre occasioni creative di Antonio Saporito, si deve accettare e anche subire il suo costrutto come espressione di una narrazione unica e definitiva. 

Saporito, La grande piramide

È questo anche il caso de La grande piramidecomposizione geometrica del 2001: lo spazio è relazionato non solo da un fondo nero stellato, ma da un agglomerato di forme geometriche disposte in un ordinato controcanto. Sono corpi eleganti, in un volo leggero che entro lo spazio comunicano un’esperienza arcana. Così possiamo scrivere che un quadro di questo artista rappresenta un tutto elegantemente astratto, che ricorda alla lontana la ricerca poetica di Paul Klee negli anni della Bauhaus.

Le composizioni di Saporito appaiono al primo colpo d’occhio come superfici accuratamente distribuite nello spazio della tela, a volte definite da spesse linee verticali ed orizzontali (v. Composizione in olio su tavola del 2005) oppure da giochi allusivi asettici, perfettamente equilibrati dal punto di vista strutturale ( v. Simboli geometrici del 2004, smalti ed acrilici su acciaio).

Si tratta sempre di corpi differenti, riempiti di tinte piatte, che formano visioni che non vogliono parlare tanto al cuore, quanto alla mente, che non vogliono persuadere, ma solo mostrare con la loro sola presenza che la bellezza si trasmette nel rigore silenzioso della riflessione razionale. Ispirandosi alle architetture di un mondo pulito e del tutto depurato dalle crepe psicologiche legate all’angosciante momento storico che stiamo vivendo, egli propone una soluzione ottimista in una visione cosmica dove nulla si decompone, ma solo si trasmuta per formare un nuovo ordine di valori fondati sull’equilibrio delle forme e dei colori. Quindi per lui fare pittura non è mai la recitazione sul palcoscenico dell’arte di momenti ambiguamente espressivi, ma al contrario un’azione di approfondimento, di uno sviluppo continuo verso un ordine visuale da contrapporre al disordine del caos esistenziale.

Antonio Saporito ha uno schema compositivo geometrico di fantasiosa astrazione che non mira ad esaltare estatiche bellezze metafisiche, ma solo cosa e quanto può armoniosamente ricevere una superficie piana. L’asimmetria spesso è la sua licenza poetica, che nulla toglie all’equilibrio ottico. È questo il caso di Composizione geometrica, un acciaio ed acrilico su alluminio del 2004: un gioco delle parti di levità cromatica, dove predomina l’amaranto, in contrapposizione a un nero macchiato da segni di luce bianca. Tendendo a un gioco di ombre e di sprazzi luminosi, dove tutto emerge e tutto si allontana, in questo lavoro variano le distribuzioni delle zone, variano i colori, ma anche i piani, anche se con modalità appena avvertibili. Non so se un critico musicale vedrebbe nell’opera di Antonio Saporito una polifonia moderna e atonale, ma in composizioni come questa vibra un’armonia particolare, e un distacco da qualsiasi allusività al reale come principio di conoscenza. La disposizione di ogni forma è il risultato di una sorta di voluta freddezza compositiva, dove tutto si sviluppa attraverso linee, corpi, fondi dai differenti colori piatti, che rispondono a precise regole di impaginazione.

Sono telai inventivi, come La clessidra n. 2, in acciaio e collage del 2003, razionali e asimmetrici che sembrano persino accogliere l’idea visiva di un meccanismo dove tutto è programmato in un gioco ottico di direzioni opposte e convergenti. Oppure lavori di slancio ritmato come Progetto comunicativo del 2005, in acciaio, senza effusioni disordinate o aggregazioni dissonanti; l’assonanza è appunto la costante che si moltiplica in varie soluzioni, senza mai ripetersi.

Antonio Saporito non si è fermato alle acquisizioni dei primi periodi della sua attività. Ansioso di conoscere le cose che, via via il tempo propone, si è avviato lungo un percorso non facile di immagini simbolicamente geometriche, senza violentare la propria natura, e scoprendo in ogni opera nuove strade, nuove diramazioni.

Per questo artista, si è parlato di Paul Klee e di Bauhaus che sono, a mio avviso, i soli possibili termini di confronto per la sua ricerca, e riferimenti sicuri della fedeltà alla forma non solo come libera espressione, ma anche come unica salvezza e possibilità di autonomia dell’arte. Se il primo rimane come punto di riferimento e modello della ricerca figurale astratta, dove il ludico si coniuga con la fiaba, d’altra parte la seconda stabilisce il dato incontrovertibile che vede nell’utopia dell’ordine la sola possibile salvezza contro la violenza e il disordine del mondo moderno. Soprattutto nei suoi lavori più recenti si avverte una voluta precisazione estetica, direi quasi metafisica, delle sue prospettive formali. I piani geometrici ben circostanziati hanno una aspetto quasi raggelato, mentre costruiscono strutture visive ben definite, né effimere, né transitorie.

Artista solitario, Antonio Saporito è un creativo singolare, teso fra la pittura di segno e di colore e l’interrogazione sulla nostra contemporaneità. Proprio per la sua totale libertà da ogni angusto e preordinato schema formale, egli può svolgere la sua azione di artista di ricerca utopica e costruttivista, nell’area non facilmente decodificabile dell’astrazione. Le sue immagini presentano una virtù legata al rigore che lo porta, come ubbidendo a una necessità interiore, a comporre ogni tassello cromatico in una squadratura sempre perfettamente preordinata, dove ogni forma si colloca al posto giusto, senza forzature e con una sorta di inconscia naturalezza (v. Scultura metallica, opera in metallo e vetro inciso del 2002).

Vorrei concludere il mio testo con le parole che Jean Metzinger aveva dedicato a Picasso: è inutile dipingere dove è possibile descrivere. Perché Antonio Saporito, taglia, incolla e dipinge solo quello che si può descrivere, ma che si trova al di là del pensiero. Tenendo ben salda tale convinzione egli rivela la sola possibile vocazione dell’arte, che è quella di evocare l’indicibile, di afferrare e restituire agli occhi l’ordine della ragione attraverso l’istantaneità dell’immaginazione, rifiutando ogni intenzione aneddotica che appunto appartiene solo alla parola.

Reasoning ordered from abstract shape 

Paolo Levi

As cubism has taught us, the painting is an object; and as such, immersed in undefined space. This consideration is pertinent in front of a composition from 2003 by Antonio Saporito. A geometric and aseptic work in steelLa Squadretta n.1, that with its serenity fascinates me. In this composite occasion, he avoids the easy use of a fixed module with variables. In this constructive and emblematic moment, he opts for a severe abstract rigor of a unique puzzle, from atonal geometric interruptions, in basic colors. Here, like in his other work, we are offered an image of a constructive and quiet painter, that creates aseptic fairy tales, like Nave Spaziale (Spaceship) from 2004, carried out with enamels and collages on aluminium. It seems therefore that in this work, which I prefer to define constructive ethics, he gave himself the task of eliminating the anguish and tragedy of life.

Working in straight lines, semi-curves, signs and signals well inserted in the space of composition, the meaning is to appeal not to the stricken background of unconsciousness but to the beauty of the construction of reason. Saporito’s research exercises the economy of the very few elements that structurize the harmony of chromatic and aprospective cuts. Avoiding the snares and the errors of the increasing planes, he prefers to operate by subtraction, offering the essentiality of pure color.

His creative journey is full of research and of recognition in the area of abstract geometry, where at times he inserts symbolic elements. And even so, in this variety of formal experience(where everything must be in order and in proper position) there is never a contradiction, since the artist, from time to time adds or lightens, according to each situation in its necessity tied to the controlled creative vehemence and renewing each time the invention of the constructed. His paintings do not push towards irrationality of sentiment, but towards the meditation of abstract geometry that finds expression in an unedited poetic artifice.

In his collages of absolute elegance, we notice an assumption of a subjective responsibility towards painting as a message of possible and realizable utopia, that however in the experimentation as results in itself or as the concrete realization of a project that each time responds to a call of exposed clarity, or maybe still as a declaration to the world that nothing exists beyond the intricate coherence to the geometry of microsomes.

With Speciale geometrico, a steel and collage of 2004, elegant composition where the study of a slight light marries a tonal pureness of the semi-square shapes, it is presented to the eyes as a work that demonstrates how Saporito is tied more to tradition than one might believe. Indirectly, he demonstrates in fact that painting, in what emblematic and magnificence of signs and colors, cannot overpass the dominion of the visual and therefore its way of composing visible geometric formulas, pay homage to light, reaching the objective of fixing the value of perception as the unique and indisputable truth. Spirale in rame, an oil and aluminium work from 2004, is a visual experiment that opens and closes like a chorus of many voices. Here is a pictorial surface with collage that does not allude to a decodifiable phenomenonology. But if we can speak about phenomenons, in this as in Antonio Saporito’s other creative occasions, his construction must be accepted and even endured as an expression of a unique and definite narration. This is also the case of La Grande Piramide, geometric compostion of 2001: space is realized not just from a black star-filled background, but a conglomerate of geometric shapes arranged in ordinate diversity that do not wish to persuade but only demonstrate with their sole presence that beauty can be transmitted in the silent severity of rational reflections.

Inspired by the architecture of a clean world and completely purified from the psychological crevices tied to the anguished historical moment in which we are living in, he proposes an optimistic solution in a cosmic vision where nothing decomposes but only transmutes to shape a new order of re-found values on the balance of shapes and colors. Therefore, for him, painting is never the recital on the stage of ambiguously expressive artistic moments, but on the contrary, an action of depth of a continuous development towards a visual order to oppose the disorder of existential chaos.

Antonio Saporito has a geometrical composite scheme of imaginative abstraction that does not seek to exalt metaphysical ecstatic beauty but only what and how much he can harmoniously receive on a surface plane. Asymmetry often has a poetic license that takes nothing away from optical balance. This is the case with Composizione geometrica, a stainless steel and acrylic work on aluminium from 2004: a game from the part of chromatic level where red-orange dominates in contraposition to black stained with marks of white light. Tending to a game of shadows and luminous flashes, where everything emerges and moves away, in this work the distribution of zones vary, the colors vary but also the planes, even if with barely visible modalities. I question whether a music critic would see the work of Antonio Saporito as a modern and atonal symphony, but in compositions of this nature, a particular harmony vibrates and a detachment to any kind of allusiveness to reality becomes the principle of recognition. The disposition of each shape is the result of a kind of wanted color composition where everything develops through lines, bodies, backgrounds of different solid colors that answer a precise rule of imagination. These are inventive canvases such as La Clessidra n.2, in steel and collage from 2003.

Rational and asymmetrical that even seem to welcome the visual idea in a mechanism where everything is programmed in an optical game of opposing and converging direction or work of rhythmic slants as in Progetto Comunicativo of 2005, in steel without disorganized effusions or dissonant additions; the assonance is in fact the constant that multiplies in various solutions without ever repeating itself.

Antonio Saporito did not stop himself from the acquisitions of the first period of his activity. Anxious to know what items time proposes, he directed himself along a difficult journey of symbolic geometrical images without violating nature and discovering in each work new paths, new detours. For this artist, the likes of Paul Klee were spoken about, as were those of Bauhaus that are to my advice, the sole possible terms of confrontation for his research and obscure references to the fidelity of shape not only as free expression but also as the only salvation and possibility of autonomy in art.

If the first remains like a reference point and model of figural abstract research where the ludicous marries fairy tale, the second part stabilizes the uncontrovertible fact that envisions the utopia of order as the only salvation against the violence and disorder of the modern world.

Above all in his most recent work, a wanted estetic precision is apparent. I would almost say metaphysical of his formal prospectives. The geometrical plans, well circumstanced, have an almost frozen aspect, while visual structures are well-defined, not transitory, not ephemeral. Solitary artist, Antonio Saporito is of singular creativity, outstretched between painting of sign and color and the interrogation of our contemporariness. Because of his total freedom from every narrow and pre-ordinate formal scheme, he develops his action of an artist in search of the utopic and constructive, in the area of not easily decodifiable in abstraction. His images present a virtue tied to the severity it brings, like obeying an interior necessity, composing each chromatic wedge in an always perfect pre-ordinate square, where every shape is placed in the right position without force and with a sort of unconscious naturalness (Scultura metallica, work of metal and engraved glass of 2002).

I would like to conclude my text with the words that Jean Metzinger had dedicated to Picasso: it is useless to paint where it is possible to describe. Because Antonio Saporito cuts, glues and paints only what can be described, however is found beyond thought.

Keeping solid to that conviction, he reveals the sole possible vocation of art, that is the evoking of the unspeakable, capturing and returning to the eyes the order of reason through the instantaneousness of imagination, refusing every anecdotal intention that in fact pertains only to words.