Vittorio Sgarbi critico d'arte

Vittorio Sgarbi critico d'arte italiano, ha commentato numerose opere dei più importanti pittori della storia ed è autore di numerosi saggi. 
E' stato curatore del Padiglione Italia alla 54 Biennale d'arte di Venezia e deputato del Parlamento italiano dall'aprile del 1992.

I testi critici di Vittorio Sgarbi sono pubblicati sulle edizioni dei cataloghi dedicati alle opere di Antonio Saporito.

ANTONIO SAPORITO, Geometrie astratte, LITOGRAF, Rosta (Torino), Maggio 2006

ANTONIO SAPORITO, Antologia, forme e colori, Maggio 2010

ANTONIO SAPORITO, Spaziale geometrico, Maggio 2010

New York, Antonio Saporito
Un giudizio di Sgarbi

Da I giudizi di Sgarbi, Editoriale Giorgio Mondadori, 2005

Antonio Saporito nei suoi lavori astratti e geometrici spesso allude al riconoscibile.

Il suo linguaggio solo in apparenza rispecchia una condizione fuori dalla realtà. Se la sua sperimentazione visiva appare improntata a un rigore che sembra non voler lasciare spazio alla fantasia, in realtà questo artista esprime emozioni e pensieri che diventano segni e materia.

Per esempio la tecnica mista su alluminio dedicata alla città di New York, comunica una sensazione di qualcosa che va ben oltre il puro assemblaggio geometrico; il semicerchio che allude alla luna e i rettangoli chiari, che si stagliano contro un fondo notturno, evocano una struttura urbana di grattacieli rivissuti come l’essenza visiva di un modello esistenziale.

New York sotto la luna diventa, nell’elaborazione di questo artista, una sorta di modello di riferimento, poiché in essa appaiono esemplarmente articolate le componenti visive che costituiscono la sua cifra stilistica.

Il richiamo alla geometria euclidea viene dunque rielaborato in chiave fantasiosa e persino ludica, soprattutto quando si sviluppa su effetti ottici basati su punti, tagli e giochi decorativi, che appaiono ingannevoli, proprio in quanto sono spunti narrativi, per altro esplicitamente suggeriti nelle titolazioni proposte dall’artista.

Saporito quindi si pone volutamente in una situazione di incertezza allusiva, fra il rigore delle sue proposizioni geometricamente ordinate e il gusto di presentare una trama che decodifica una forma ridotta a pura sintesi. Se poi utilizza marchi pubblicitari come quello automobilistico della Mercedes, il gioco si fa più scoperto, in quanto poggia ironicamente la significatività del segno su un’icona sacra del consumismo.

L’uso dell’alluminio come elemento predominante di questi collages, che si possono definire sia come sculture cromatiche bidimensionali, sia come pitture materiche, definisce il muoversi dello smalto colorato lungo le linee di un ordine precostituito.

Questo fatto sposta il discorso verso un fronte più complesso di messaggi, che sembrano appartenere a una predisposizione puristica e a un’analisi metodica delle potenzialità spaziali della raffigurazione.

Ma la sua versatilità si esercita anche in operazioni più inquietanti, come quella che riduce la Torre di Pisa a un grande contenitore in plexiglass di rullini fotografici, cosa che, del resto, rappresenta il ritratto più appropriato e veritiero di questo totem del voyeurismo turistico di massa.


Torre di Pisa, scultura

Il modo di muoversi di Saporito è quello di chi sa rappresentare la condizione apparente degli oggetti, effettuando processi di espansione significativa e di restrizione formale, proponendo una sintesi poetica che si basa sull’analogia, sull’allusione e su una segnaletica primaria di immediata leggibilità.

I suoi fondi monocromatici stabiliscono equilibri statici i quali, nella loro apparenza astratta, comunicano una realtà virtuale e depurata, dove l’elemento figurale si pone sul piano semantico di una comunicazione simbolica.

In questi casi l’oggettività della rappresentazione è affidata alla progettazione e alla manipolazione della materia, che si adatta con perfetta sincronia ai ritmi calibrati delle forme e delle sagome spesso tese verso l’alto, come alla ricerca di un utopico infinito.

A questo proposito, è un suggestivo esercizio di stile lo studio pittorico e di collage dedicato al tema della scala, dove si privilegia una dimensione puramente visiva, il cui valore è legato a una geometria elegantemente fredda, e otticamente ingannevole dal punto di vista delle volumetrie e dell’occupazione dello spazio.

The judgements of Sgarbi

Antonio Saporito in his abstract and geometric work often alludes to the recognizable. 

His language reflects a condition out oh reality only in appearance. In his visual experimentation appears imprinted to a severity that seems to leave no space for fantasy, in reality this artist expresses emotions and thoughts that become signs and substance.

For example, the technique mixed on aluminium dedicated to the city of New York, communicates a sensation of something that goes well beyond pure geometrical assembly; the semicircle that alludes to the moon and the light rectangles that stand out against the nocturnal background, evoke an urban structure of skyscrapers re-visited like a visual essence in an existential model.

New York under the moon becomes in the elaboration of this artist, a sort of reference model, since in this work the visual components that construct the stylistic figure appear exemplarily articulate. The call to euclidic geometry becomes therefore re-elaborated in an imaginative and even ludical key, above all when optical effects are developed based on points, cuts and decorative games that appear misleading exactly in that they are narrative ideas for all explicitly suggested in the titration proposed by the artist.

Saporito therefore willingly puts himself in an illusive situation of uncertainty between the severity of his geometrically ordered propositions and the pleasure of presenting a trauma that decodes a reduced form in pure synthesis. If then he uses publicity trademarks such as Mercedes, the game becomes uncovered in that it puts an ironic significance on the sacred icon of consumerism.

The use of aluminium as the predominant element in these collages, that can best be described as bidimensional chromatic sculpture just as material paintings, define the moving of colored enamel along the lines of a pre-constituted order. This fact moves the discussion towards more complex messages that seem to belong to a puristic predisposition and a methodical analysis of the special potentiality of refiguration.

But his versatility is also exercised in more disturbing operations such as the one which reduced the Tower of Pisa into a big plexiglass container of which moreover, represents the most appropriate and truthful portrait of this totem of mass touristic voyeurism.

Saporito’s way of movement is that of who has the knowledge of how to represent the apparent condition of objects, carrying out processes of expansive significance and formal restriction proposing a poetic synthesis based on analogy, on illusion and on a primary signal of immediate legibility. His monochromatic backgrounds establish static equilibriums, which in their abstract appearance, communicate a virtual and purified reality where the illustrative element puts itself on a semantic plane of a symbolic communication.

In these cases, this objectivity of representation is entrusted to the projection and manipulation of material that adapts in perfect synchronicity to the calibrated rhythms of shapes and the outlines often extended upwards as the research of an infinite utopia. At this proposal, it’s a suggestive exercise of style, pictorial study and of collage dedicated to the theme of the scale, where a purely visual dimension is privileged, whose value is tied to a geometrically cold elegance and optically deceiving from a volume and spatial occupational point of view.